IL DOLORE NON HA SENSO (parte seconda) di Antonello Scasseddu

Dopo un lungo periodo passato a casa, Sandra tornò in ufficio e Sam continuò la convalescenza a casa con Joshua che, nonostante fosse impegnato con la tesi visto la laurea ormai vicinissima, non faceva mancare al padre le attenzioni di cui aveva bisogno.
Così come faceva Serena che, nonostante la distanza, quasi percepiva i momenti in cui Sam aveva più bisogno di sentirla.
Arrivò il giorno della laurea di Joshua e la festa che ne seguì fu anche la prima occasione per rivedere tutti insieme gli amici e i parenti per la prima volta dopo la brutta esperienza passata.
Fu una festa bellissima dove Joshua, nonostante qualche bicchiere di troppo, fece un discorso, immortalato da un video che commosse tutti e che Sam, ancora oggi, nonostante fossero passati anni, riguardava spesso, commuovendosi ogni volta.
Finalmente la famiglia si era riunita, Serena passò una breve vacanza a casa con loro.
Furono giornate bellissime e intense, dove cercarono di recuperare tutto il tempo che gli era stato rubato.
Arrivò il giorno della partenza di Serena e, dopo non molto tempo, anche Joshua dovette partire per trasferirsi a Bolzano dove gli era stata fatta una interessante proposta di lavoro.
Sam si trovò improvvisamente ad affrontare la solitudine.
Non se la sentiva di rientrare a lavoro, era comunque ancora debole ed erano cambiate tante sue abitudini, condizionate da quelle patologie scandite da ore in cui le terapie la facevano da padrone.
Fu così che Sam, sollecitato anche dal dirigente del suo ufficio, prese la decisione di andare in pensione.
Gli era stata offerta quella opportunità e scelse di accettare.
Salutò i colleghi un giorno di novembre, con una grande festa in cui riuscì, nonostante l’emozione, a fare un breve discorso di ringraziamento per tutti gli anni passati insieme.
Non era dispiaciuto di lasciare il lavoro, sicuramente era rammaricato dal fatto che avrebbe perso la quotidianità di certe abitudini con quei colleghi con cui era diventato anche amico.
Lasciare Antonio, Anna, Giovanni, Mena e Maria un po’ lo rattristava però sperava che i rapporti sarebbero continuati al di là del lavoro.
Il tempo decise che con alcuni sarebbe stato possibile, con altri no.
Le interminabili chiacchierate nelle pause di lavoro con Anna erano la cosa che gli mancava di più, e non capì mai veramente perché smisero di sentirsi.
Le giornate scorrevano scandite da passeggiate al mare, a piedi o in bicicletta che aveva attrezzato con un cestino che qualche volta utilizzava per la spesa, visione di film e ascolto della sua musica preferita unita alla scrittura.
Dopo tanto tempo, aveva ripreso a scrivere, o come preferiva dire, a mettere i propri pensieri sulla carta.
Furono giornate piene, nonostante le trascorresse in solitudine, e non diede molto peso ad una sottile malinconia che si faceva sempre più insistente.
Era sempre stato un tipo malinconico, non triste ma “avvolto da una leggera cupezza” come qualche volta lo definiva scherzosamente il suo migliore amico Salvo.
Tutto quel tempo libero da passare da solo, dopo l’ubriacatura iniziale e la felicità di essere padrone del proprio tempo, iniziava a pesargli.
Gli mancavano Serena e Joshua, gli mancava avere a fianco costantemente Sandra che lo accudiva con una dedizione totale, qualche volta gli mancava persino l’ufficio.
Senza rendersene conto sprofondò in una sorta di apatia che divenne la sua quotidiana compagna, neanche il mare riusciva più a consolarlo e smise di uscire, rinchiudendosi sempre più in sé stesso.
Era come se quello che gli era successo anni prima stesse manifestando gli effetti negativi a effetto ritardato, con un’esplosione di dolore che lo travolse e che lo lasciò inebetito e senza forze.
Con le altre persone si sforzava di fingere che andasse tutto bene, ma in cuor suo sapeva che quella malinconia sottile iniziale era diventata una enorme voragine di sofferenza che non riusciva a colmare.
Tanti anni prima aveva visto un film in cui il protagonista aveva cambiato vita a causa di “un vuoto di senso”.
Non sapeva esattamente cosa volesse dire ma era quello che provava, un enorme vuoto interiore che nemmeno gli affetti più cari riuscivano a riempire.
I giorni passavano tutti uguali.
Spesso trascorreva ore nel silenzio e nell’immobilità più totale, anche se poi quando Sandra, al ritorno dal lavoro gli chiedeva come avesse trascorso la giornata, si inventava passeggiate e ore di scrittura inesistenti …
Sam non si capacitava di quel suo torpore fisico ed emotivo e senza rendersene conto fece passare parecchio tempo prima di chiedere aiuto.
Sandra iniziava ad essere perplessa sulle risposte evasive di Sam, lo conosceva troppo bene.
Per lei era una lastra di vetro da cui vedeva anche le sfumature più sottili.
All’inizio pensò fosse un periodo più pesante del solito e non si preoccupò più di tanto.
Con quello che avevano passato forse era normale che Sam stesse somatizzando a scoppio ritardato.
Nella loro vita, insieme a tante gioie, c’era stato anche tanto dolore e, mentre lei riusciva comunque ad andare oltre, forse per Sam era arrivato il momento di fermarsi per cercare di riuscire ad esorcizzare tutto quanto.
Sandra aveva difficoltà a gestire la situazione da sola, percepiva il profondo malessere del marito che, refrattario a qualsiasi forma d’aiuto, diventava sempre più invisibile.
Si ricordò di avere ancora il numero della psicoterapeuta che aveva aiutato Sam.
A sua insaputa la chiamò, manifestandole la propria preoccupazione e la propria impotenza.
Il medico si mostrò molto disponibile, anche perché avendo seguito Sam per un lungo periodo, aveva imparato a conoscerlo bene.
Rimasero d'accordo che lo avrebbe chiamato con una scusa.
Sam quel giorno si svegliò con l'umore, se possibile, ancora più nero del solito.
Avere tutta la giornata davanti lo spaventava.
Sandra sarebbe tornata la sera tardi perché doveva trattenersi in ufficio.
Sam si sedette sul divano con la testa fra le mani e iniziò a piangere.
Era il pianto di dolore di una persona disperata che non vedeva via d'uscita.
Non si capacitava di quel malessere, si chiedeva come e perché fosse arrivato a quel punto.
Da quando era uscito dall'ospedale erano cambiate tante cose.
Ma, dopo tanta sofferenza erano arrivate anche delle belle soddisfazioni dategli dai suoi figli.
C'era stato un lungo periodo dove essere padrone del proprio tempo lo aveva fatto sentire quasi felice.
C’erano giorni in cui non faceva altro che fare progetti per il futuro, dove alternava lunghe passeggiate in bicicletta a ore passate a scrivere.
Ora invece era circondato dal deserto, provava una sensazione di vuoto che niente riusciva a colmare, era stato completamente avvolto dall'infelicità.
Mentre si asciugava la faccia, dalle lacrime che continuavano a scendere, squillò il cellulare.
Vide che era il numero della psicoterapeuta, fu preso dal panico, mille domande gli si affollavano nella mente, non aveva voglia di parlare con quella dolcissima dottoressa che, solo al suo pronto, avrebbe capito che c'era qualcosa che non andava.
Dopo il percorso che aveva fatto sotto la sua guida, ogni tanto si sentivano, ma in quel momento non se la sentiva di parlare.
Non rispose.
Passarono alcuni giorni.
Anche Serena e Joshua, durante le videochiamate, gli chiedevano se andasse tutto bene perché lo vedevano strano, assente.
A Sandra aveva detto della telefonata della dr.ssa Peri, la psicologa, lei non capì perché non avesse risposto e gli disse che continuando così sarebbe andato tutto a rotoli, anche la loro vita. Per tutta la sera non si rivolsero la parola, erano presi dalla disperazione e dall’impotenza.
Il giorno dopo Sam chiese a Sandra di non andare al lavoro e di rimanere con lui a casa perchè non se la sentiva di stare da solo.
Mentre erano a casa, in un clima di silenzio surreale, Sam le chiese se poteva chiamare la dr.ssa Peri per chiederle il motivo della chiamata.
Sandra a quel punto gli confessò di averla cercata perché la situazione era diventata insostenibile e temeva che da soli non ce l'avrebbero fatta.
Sam andò su tutte le furie.
Dalla sua bocca uscirono un insieme di cose spiacevoli che non pensava veramente, ma in quel momento l'unica cosa che voleva fare era ferirla, offenderla profondamente, farle del male.
Sandra, furiosa, uscì di casa dicendogli che se non avesse cercato di farsi aiutare se ne sarebbe dovuto andare via.
A Sam crollò il mondo addosso.
Fu preso da un violento attacco di panico, si sdraiò sul pavimento della terrazza cercando di fare lunghi respiri come gli avevano insegnato.
Si rese conto che la situazione stava degenerando per colpa sua, per questa forma di autolesionismo dell’anima che lo aveva inghiottito.
Senza Sandra si sentiva perso, la chiamò implorandola di tornare a casa e promettendole che avrebbe fatto di tutto per sistemare la situazione.
Quando rientrò, si abbracciarono senza dire nulla.
Le parole non servivano, riuscivano a comunicare anche col silenzio.
Sandra sapeva quanto il marito fosse disperato e che le parole che le aveva detto erano state uno sfogo dettato dal profondo stato di depressione in cui Sam era caduto.
Rimasero così, abbracciati per un tempo che sembrò loro interminabile, poi Sam le disse:
«Amore, aiutami, mi sembra di sprofondare sempre più giù e non riesco a risalire.»
Sandra chiamò la psicologa e, scusandosi per non averla richiamata prima, prese un appuntamento per Sam.
L'indomani si recarono insieme dalla dottoressa che li accolse con la solita gentilezza.
Sam, dopo tantissimo tempo, si sentì di nuovo leggero come una piuma.
Parlarono a lungo, Sam esternò tutto il malessere che si era impadronito delle sue giornate senza avere un reale motivo per stare male a parte i limiti fisici dovuti alle patologie che si erano accumulate, con le quali pensava di poter convivere, ma con quel dolore assillante no, non poteva.
Dopo quell'incontro ne seguirono altri, ai quali Sam partecipò da solo.
Seduta dopo seduta e mese dopo mese, riuscì ad alleggerirsi da quel male dell'anima che lo teneva imprigionato.
Venne fuori tutto il dolore che aveva accumulato nella sua vita, quello dovuto al fallimento economico della sua famiglia, alla malattia e poi alla morte dei genitori, ai problemi di salute dei fratelli, di Gabri, ai suoi.
Riaffiorarono i problemi che lui e Sandra sin da ragazzi avevano dovuto affrontare.
Tutto si era ammassato, diventando una montagna che, senza che se ne rendesse conto lo aveva travolto.
Nonostante tutte le cose belle che la vita gli aveva regalato, tante, alla fine lo avevano soffocato.
La dr.ssa Peri lo aiutò ad alleggerire quel peso insostenibile con lunghe conversazioni in cui Sam diede voce al silenzio interiore che lo aveva attanagliato per lungo tempo.
Grazie alla signora Perri conobbe altre persone che come lui avevano problemi.
Insieme ad alcuni di loro formò gruppi di sostegno dove si confrontavano e si supportavano a vicenda.
Organizzavano convegni, mostre, serate di scrittura e di lettura, esperienze teatrali.
Sam cominciò di nuovo a provare interesse per la vita e lentamente si lasciò andare.
Riprese in mano le sue giornate che non erano più scandite dal "vuoto di senso" ma da impegni concreti che lo gratificavano e lo appagavano.
Sam e Sandra erano ancora più vicini, più affiatati, perché la grandezza di lei era sempre stata anche quella di affiancare il marito senza mai prevaricarlo.
Non perché Sam avesse bisogno di essere trattato come un bambino ma perché, essendo il più fragile dei due, trovava nell’accoglienza di Sandra la risposta alle proprie insicurezze.
Joshua e Serena si accorsero dei miglioramenti del padre, che aveva finalmente ritrovato il suo sorriso aperto e accogliente. Organizzarono per lui un viaggio a sorpresa che li fece ritrovare tutti insieme a Parigi dove passarono giornate indimenticabili.
Sam si rese conto di quanto, nel periodo della depressione, avesse sottovalutato la grandezza della sua famiglia e di quanto tutti e tre fossero per lui linfa vitale dalla quale non si stancava mai di attingere.
La vita aveva ripreso a scorrere nel migliore dei modi e Sam, nonostante qualche volta la malinconia si affacciasse nelle sue giornate, sapeva come affrontarla.
Aveva imparato ad essere “resiliente” e a stare nel “qui e ora” e non aveva più paura.
Sam se ne andò un giorno di primavera.
Era arrivato in bicicletta al mare.
Si sedette sulla panchina da dove vedeva il suo scorcio di colori fantastici che gli riempivano il cuore e l’anima.
All’inizio non fece caso a quel sottile dolore che aveva al petto ma, mentre diventava sempre più forte, ripensò a quanta bellezza gli fosse stata donata, ai bellissimi sorrisi di Serena e Joshua, che sentiva seduti accanto a lui.
Vedeva Sandra che sorridente gli teneva la mano e prima di andarsene pensò che il dolore non avesse senso.